La ventilazione industriale è il complemento indispensabile dell’aspirazione localizzata. Mentre i sistemi di captazione (Cap. 5) rimuovono gli inquinanti alla fonte, la ventilazione generale garantisce il ricambio dell’aria nel locale, diluisce gli inquinanti residui, mantiene il comfort termico e compensa l’aria estratta. Un sistema di aspirazione localizzata senza ventilazione generale è incompleto: crea depressione, correnti fredde e può ridurre l’efficacia stessa delle cappe.
Questo capitolo copre: la differenza tra ventilazione generale e aspirazione localizzata, i criteri per stabilire i ricambi d’aria, il ventilatore come componente di progetto (grandezze, curve caratteristiche, punto di lavoro, regolazione, esecuzioni speciali), i sistemi HVLS per comfort e destratificazione, la compensazione dell’aria estratta, l’aspirazione in laboratorio e i criteri di regolazione e controllo.
La ventilazione generale (o per diluizione) immette aria fresca e/o estrae aria viziata dall’intero volume del locale, riducendo la concentrazione media degli inquinanti. L’aspirazione localizzata cattura invece gli inquinanti alla sorgente, prima che si diffondano. Le due strategie non sono alternative ma complementari, e la gerarchia tra loro è fissata dalla legge: l’art. 225 del D.Lgs. 81/08 impone come misura prioritaria l’aspirazione alla fonte, e ammette la ventilazione generale come misura integrativa, non sostitutiva.
Il confronto elaborato da CARSAT è eloquente: per proteggere un saldatore, una cabina chiusa (captazione avvolgente) richiede circa 800 m³/h con un’efficacia prossima al 99%. Per ottenere lo stesso risultato con la sola ventilazione generale per diluizione servirebbero decine di migliaia di m³/h, con costi energetici insostenibili e senza alcuna garanzia sulla concentrazione effettiva nella zona respiratoria dell’operatore: la diluizione agisce sul valore medio del locale, non sul punto in cui l’operatore respira.
La regola in una riga: aspirazione localizzata come prima misura; ventilazione generale come complemento, per diluire gli inquinanti residui, compensare l’aria estratta e mantenere il comfort termico.
Sul tema dei ricambi d’aria circola una confusione diffusa, che vale la pena chiarire subito. La UNI 10339 è la norma italiana di riferimento per gli impianti aeraulici a fini di benessere: si occupa di classificazione, requisiti di prestazione e regole per l’ordinazione, l’offerta e la fornitura, e definisce le portate di aria esterna di rinnovo in funzione della destinazione d’uso — tipicamente espresse in m³/h per persona o per metro quadrato, non in volumi/ora. Il suo campo di applicazione è il comfort delle persone, non il controllo di inquinanti di processo.
Negli ambienti produttivi, quindi, la UNI 10339 fornisce il riferimento per la quota di aria esterna di rinnovo legata alla presenza di persone, ma non è la norma che stabilisce quanta aria serve per gestire fumi di saldatura, polveri di molatura o solventi. Quel dimensionamento discende dalla valutazione del rischio chimico (Titolo IX D.Lgs. 81/08), dalle portate di captazione localizzata effettivamente installate e, per il residuo, da valori di prassi tecnica consolidata nella manualistica impiantistica e igienistico-industriale.
La tabella che segue riporta proprio questi valori di prassi: sono indicazioni di prima approssimazione, utili per un ordine di grandezza in fase preliminare, e non prescrizioni normative.
| Tipo di ambiente | Ricambi/ora (vol/h) – valori di prassi | Note |
|---|---|---|
| Uffici e locali annessi | 1,5 – 2 | Riferimento base; per la quota di aria esterna vale la UNI 10339 |
| Officine meccaniche | 5 – 8 | In aggiunta alla captazione localizzata |
| Carpenterie e reparti di saldatura | 8 – 12 | In aggiunta alla captazione localizzata, mai al posto di essa |
| Aree di verniciatura fuori cabina | 10 – 15 | Residuo COV da appassimento e asciugatura |
| Autorimesse e officine auto | 5 – 8 | Gas di scarico residui (cfr. Cap. 8) |
| Laboratori chimici | 6 – 12 | Da coordinare con le portate estratte dalle cappe chimiche |
| Fonderie e trattamenti termici | 10 – 20 | Prevalente il carico termico |
I valori vanno letti come punto di partenza, non come risultato. Il numero di ricambi effettivo dipende dal tipo e dalla quantità di inquinanti emessi, dalla presenza e dall’efficacia della captazione localizzata, dal numero di operatori, dal carico termico e dalle condizioni climatiche esterne.
Attenzione al criterio, non al numero: il ricambio volumetrico (vol/h) è un indicatore grossolano: due capannoni con lo stesso numero di ricambi possono avere concentrazioni molto diverse nella zona respiratoria, a seconda di dove entra l’aria, dove esce e dove sta l’operatore. Il criterio corretto è il bilancio di massa dell’inquinante — quanto se ne emette, quanto se ne capta alla fonte, quanto resta da diluire — verificato con misure di esposizione secondo la strategia di campionamento della UNI EN 689.
Il ventilatore è il cuore di qualsiasi sistema di aspirazione o ventilazione, ed è anche il componente su cui si concentrano gli errori più costosi. Sceglierlo non significa cercare a catalogo la portata desiderata: significa individuare il punto in cui la macchina lavorerà davvero una volta collegata alla rete di condotte, ai filtri e alle cappe.
Portata volumetrica (Q o Qv) — il volume d’aria movimentato nell’unità di tempo, espresso in m³/h o m³/s. È la grandezza che discende dal dimensionamento delle cappe (Cap. 5) e dalle velocità di trasporto nei condotti.
Pressione statica, dinamica, totale — la pressione statica (ps) è quella esercitata dall’aria sulle pareti del condotto; la pressione dinamica (pd) è quella associata alla velocità del flusso; la loro somma è la pressione totale: pt = ps + pd. È la pressione totale la grandezza da confrontare con le perdite di carico dell’impianto: parlare di “prevalenza” senza specificare se statica o totale è la prima fonte di equivoci tra progettista e fornitore.
Potenza assorbita e rendimento — la potenza utile è il prodotto di portata e pressione totale; la potenza realmente assorbita all’albero è maggiore, in ragione del rendimento della macchina. Nei cataloghi si distinguono di norma la potenza assorbita nel punto di lavoro e la potenza installata del motore, che deve avere margine sufficiente su tutta la curva di funzionamento previsto.
Condizioni di riferimento — le curve e le tabelle di catalogo sono riferite alle condizioni normali tecniche dell’aria: massa volumica 1,205 kg/m³, corrispondente ad aria a 20 °C e 760 mm Hg. Ogni scostamento significativo (aria calda, alta quota, gas diversi) richiede una correzione, trattata al punto 9.3.3.
Rumorosità — i valori di pressione e potenza sonora dichiarati si riferiscono in genere al punto di massimo rendimento e a una specifica configurazione di prova. Un ventilatore fatto lavorare lontano da quel punto è quasi sempre più rumoroso del dato di catalogo.
Definizione delle serie — i ventilatori a catalogo sono organizzati in serie di modelli geometricamente simili, distinti dal diametro della girante, che la UNI 7972 definisce come diametro esterno massimo della palettatura. È questa definizione univoca che rende confrontabili i dati di costruttori diversi e che consente l’applicazione delle leggi di similitudine.
Ventilatori centrifughi (radiali) — l’aria entra assialmente e viene espulsa radialmente. Generano pressioni elevate, tipicamente fino a circa 5.000 Pa nelle esecuzioni correnti, e sono la scelta standard per i sistemi di aspirazione con reti di condotte estese e filtri. Il tipo di girante determina rendimento e attitudine al trattamento di aria sporca:
| Tipo di girante | Rendimento indicativo | Impiego tipico |
|---|---|---|
| Pale curve rovesce | 0,80 – 0,90 | Aria e gas puliti; la polvere tende a depositarsi sul dorso delle pale e a sbilanciare la girante |
| Pale diritte radiali | 0,65 – 0,75 | Aria polverosa: il distacco delle particelle è più facile |
| Girante aperta (senza disco anteriore) | 0,55 – 0,65 | Trucioli, carta, filacce, materiali fibrosi: minimo rischio di intasamento |
| Entrata curva e uscita radiale | 0,70 – 0,75 | Buon compromesso contro i depositi polverosi |
Ventilatori assiali (elicoidali) — aspirano ed espellono l’aria lungo lo stesso asse. Generano portate elevate a bassa pressione (indicativamente fino a circa 2.000 Pa nelle esecuzioni più spinte), e sono la soluzione naturale per ricambio aria, ventilazione di rinnovo, installazione a parete o su pannello. Sono compatti ed economici a parità di portata, ma inadatti a reti di condotte lunghe. Quando la rumorosità è un vincolo, non conviene superare velocità periferiche dell’ordine dei 20 m/s.
Accoppiamento motore-girante — può essere diretto (motore calettato sull’albero, quindi immerso nel flusso in molte configurazioni) oppure a trasmissione con cinghie. Il diretto è più compatto e richiede meno manutenzione; la trasmissione a cinghie consente di scegliere liberamente il numero di giri della girante, ed è quindi preferibile quando il punto di lavoro va tarato con precisione o quando il fluido è caldo o aggressivo e il motore va tenuto fuori dal flusso.

Un ventilatore non ha una portata: ha una curva. La curva caratteristica lega la pressione totale erogata alla portata, per un dato numero di giri. Dall’altra parte, l’impianto — condotti, curve, cappe, filtri, camino — oppone una resistenza che cresce con il quadrato della portata:
p = K · Q²
dove K raccoglie tutte le perdite di carico distribuite e concentrate del circuito. Il punto di lavoro è l’intersezione tra le due curve: è lì, e solo lì, che la macchina lavorerà una volta installata. Ne discendono tre conseguenze pratiche che vale la pena tenere a mente.

Il ventilatore va inoltre scelto in modo che il punto di lavoro cada nella fascia di miglior utilizzo della curva, cioè nell’intorno del massimo rendimento. Fuori da quella fascia — tipicamente quando la macchina è sovradimensionata e lavora molto a sinistra — si pagano tre penalità contemporaneamente: rendimento più basso, rumorosità più alta e funzionamento instabile, con sollecitazioni meccaniche sulla girante.
Se il punto di lavoro non è quello desiderato, esistono due leve corrette per spostarlo: cambiare il rapporto di trasmissione (pulegge) o variare la frequenza di alimentazione con un inverter. In entrambi i casi si agisce sul numero di giri, e le prestazioni seguono le leggi di similitudine (o leggi di affinità):
| Grandezza | Stessa macchina, giri diversi | Stessa serie, diametro girante diverso, stessi giri |
|---|---|---|
| Portata | Q ∝ n | Q ∝ D³ |
| Pressione | p ∝ n² | p ∝ D² |
| Potenza assorbita | P ∝ n³ | P ∝ D⁵ |
Entro le variazioni usuali del numero di giri il rendimento resta pressoché costante, e questo rende le leggi di affinità uno strumento affidabile in fase di scelta e di verifica. La conseguenza energetica è notevole: poiché la potenza varia con il cubo dei giri, ridurre la velocità del 20% taglia il consumo di circa la metà. È la ragione per cui l’inverter, e non la serranda, è il modo giusto di adattare un sistema a portate variabili.

Esempio di applicazione delle leggi di affinità: un ventilatore eroga 6.000 m³/h a 1.200 Pa assorbendo 3,0 kW a 2.900 giri/min.
Portandolo a 2.320 giri/min (−20%): portata 4.800 m³/h, pressione 768 Pa, potenza assorbita circa 1,5 kW.
Stessa macchina, stessa curva d’impianto, metà del consumo: il risparmio non viene da una tecnologia migliore, ma dall’aver smesso di produrre aria che non serviva.
Correzione per la densità del fluido — le prestazioni di catalogo valgono per aria a 1,205 kg/m³. Quando il fluido è più leggero (aria calda da un forno, installazione in quota) valgono tre regole: la portata volumetrica non cambia, mentre la pressione erogata e la potenza assorbita variano proporzionalmente alla densità. Un ventilatore che a 20 °C darebbe 5.190 Pa, trattando aria a 150 °C a 2.500 m di quota (densità relativa circa 0,51) ne eroga poco più di 2.600. Ignorare la correzione significa scegliere una macchina che, in esercizio, non vince le perdite di carico dell’impianto — un errore che si scopre solo a montaggio finito.
Quando il fluido trattato non è aria pulita a temperatura ambiente, il ventilatore va scelto in esecuzione specifica. Le situazioni ricorrenti sono quattro.
I ventilatori HVLS (High Volume Low Speed) sono ventilatori a pale di grande diametro (3-7 m) che ruotano lentamente (30-80 giri/min), generando un flusso d’aria di grande volume e bassa velocità. Non sono sistemi di captazione: sono sistemi di comfort e movimentazione dell’aria.
In estate, la brezza generata produce un effetto di raffrescamento percepito dell’ordine di 4-6 °C (wind chill), riducendo o eliminando la necessità di condizionamento in ambienti dove il condizionamento sarebbe comunque insostenibile. Un HVLS da 7 m copre indicativamente 1.000-1.500 m².
In inverno, l’aria calda stratificata sotto la copertura del capannone (a 10-15 m di altezza la temperatura può superare di 8-12 °C quella al suolo) viene riportata verso il basso e redistribuita: è la destratificazione, che può ridurre i consumi di riscaldamento del 20-30%.
I destratificatori propriamente detti sono invece ventilatori assiali di diametro contenuto (0,5-1,5 m) installati a soffitto e orientati verso il basso, che producono un getto concentrato. Sono complementari agli HVLS: questi ultimi coprono grandi superfici, i destratificatori intervengono su zone specifiche o su altezze ridotte.

HVLS: numeri chiave. Diametro pale 3-7 m — Portata movimentata fino a circa 540.000 m³/h per unità.
Assorbimento 0,5-1,5 kW, contro decine di kW di un raffrescamento equivalente.
Copertura indicativa 1.000-1.500 m² per unità da 7 m.
Raffrescamento percepito 4-6 °C — Risparmio sul riscaldamento 20-30%.
Un avvertimento necessario: un HVLS non protegge nessuno dai fumi. Muovendo grandi volumi d’aria disperde gli inquinanti nell’ambiente anziché rimuoverli, e in alcune configurazioni può disturbare il campo di aspirazione delle cappe, riducendone l’efficacia. Dove ci sono postazioni di saldatura o molatura, la posizione degli HVLS va studiata insieme a quella dei sistemi di captazione, mai indipendentemente.

Come già trattato nel Cap. 5, l’aria aspirata deve essere reintegrata. Senza compensazione, la depressione che si genera nel locale riduce l’efficacia delle cappe (il ventilatore non riesce più a vincere le perdite), richiama aria fredda dalle aperture creando correnti sgradevoli, e può interferire con il tiraggio di bruciatori e generatori a gas, con rischio di ritorno di fiamma.
L’aria di compensazione va immessa lontano dagli operatori e dalle zone di captazione, con velocità residua nella zona di lavoro contenuta entro 0,25-0,50 m/s, preriscaldata nella stagione fredda (differenza contenuta, dell’ordine di 4-5 °C rispetto alla temperatura ambiente, per velocità inferiori a 0,5 m/s) e distribuita in modo uniforme, evitando getti concentrati.
Nei sistemi con ricircolo dell’aria depurata la compensazione non è necessaria, perché l’aria filtrata rientra nel locale; resta però da garantire una quota minima di aria esterna di rinnovo. La Scheda ER 1991 n.1 indica come riferimento Qe pari al maggiore tra 3 m³/h per m² di superficie e 150 m³/h per lavoratore. Sulle condizioni di ammissibilità del ricircolo, e sul confine tra ricircolo ed emissione in atmosfera, si rimanda al Cap. 3.
I laboratori chimici, farmaceutici, di ricerca e di controllo qualità presentano esigenze specifiche: gli inquinanti sono spesso tossici, cancerogeni o sensibilizzanti, le quantità sono ridotte ma la vicinanza dell’operatore è massima, e le lavorazioni richiedono precisione e assenza di correnti d’aria che possano interferire con analisi e pesate.
La cappa chimica è il dispositivo di protezione collettiva principale del laboratorio. La serie UNI EN 14175 (parti 1-7) e la UNI/TS 11710:2018 ne definiscono terminologia (Parte 1), requisiti di sicurezza e prestazione (Parte 2), prove di omologazione di tipo (Parte 3), prove in situ (Parte 4), raccomandazioni di installazione e manutenzione (Parte 5), cappe a volume d’aria variabile (Parte 6) e cappe per carichi termici e chimici elevati (Parte 7).
La norma non prescrive una velocità frontale come requisito di conformità: il parametro chiave è l’indice di contenimento, che misura la capacità della cappa di trattenere al proprio interno un contaminante simulato con gas tracciante. La velocità frontale all’apertura dell’anta resta comunque un indicatore di buona pratica, tipicamente mantenuto tra 0,30 e 0,50 m/s in funzione del tipo di cappa e della pericolosità degli agenti manipolati. Le prove in situ della Parte 4 vanno ripetute periodicamente e dopo ogni modifica dell’impianto o del layout del laboratorio.
Per le lavorazioni che non possono essere eseguite all’interno di una cappa chimica — saldatura di componenti elettronici, manipolazione di campioni su banco aperto, incollaggio con solventi, preparazione di resine — i bracci aspiranti da laboratorio offrono captazione localizzata flessibile con basse portate e bassa rumorosità. Sono posizionabili a pochi centimetri dalla sorgente e collegabili a depuratori a filtrazione molecolare (carbone attivo per COV e fumi organici, filtrazione ad alta efficienza per il particolato), che consentono il ricircolo dell’aria nel locale senza espulsione all’esterno.
Questa configurazione è particolarmente indicata per la saldatura a stagno su schede elettroniche (cfr. Cap. 4, sez. 4.1.3): il braccio si posiziona a 5-15 cm dal punto di saldatura, il depuratore abbatte i fumi di colofonia e il particolato metallico, e l’aria depurata viene reimmessa nel laboratorio. Restano valide le condizioni generali di ammissibilità del ricircolo trattate nel Cap. 3.
L’inverter (variatore di frequenza) regola la velocità del motore in funzione della domanda reale. Nei sistemi centralizzati con serrande automatiche, quando alcune postazioni sono inattive e le serrande chiuse, l’inverter riduce la velocità mantenendo costante la depressione in condotta. Per quanto visto al punto 9.3.3, il risparmio è cubico rispetto ai giri: è la voce di risparmio più consistente nell’esercizio di un sistema di aspirazione, e in molti casi ripaga l’investimento in tempi dell’ordine di pochi anni.
Nei sistemi più evoluti, sensori di CO₂, COV, particolato o CO regolano la ventilazione in funzione della qualità dell’aria misurata (ventilazione a domanda). L’approccio ottimizza i consumi: la portata cresce solo quando gli inquinanti aumentano e si riduce quando il locale è poco occupato o le lavorazioni sono ferme. I sensori vanno posizionati in punti rappresentativi dell’esposizione e sottoposti a taratura periodica, altrimenti diventano il presupposto di un risparmio apparente e di una protezione reale inferiore alle attese.
Dieci errori che si incontrano regolarmente nei capannoni italiani. Alcuni costano solo energia; altri costano protezione.
La morale: la ventilazione industriale si progetta due volte: la prima sulla carta, calcolando perdite di carico e punto di lavoro; la seconda in campo, misurando ciò che accade davvero nella zona respiratoria degli operatori. Chi salta il primo passaggio compra una macchina sbagliata; chi salta il secondo non lo scopre mai.
Ventilatori HVLS (APBG5, APBG5S, HVLS3) — Comfort estivo con grandi volumi d’aria movimentati e destratificazione invernale. Diametri 3-7 m, assorbimento 0,5-1,5 kW. secureair.it/categoria-prodotto/ventilatori-hvls/
Destratificatore ASTRA — Uniformazione della temperatura nei capannoni alti, con flusso assiale concentrato verso il pavimento. secureair.it/categoria-prodotto/destratificatori/
Ventilatori centrifughi (SCC, SVM, SVR, SVF) — Per sistemi di aspirazione industriale: girante a pale curve rovesce per aria pulita, radiale per aria polverosa, esecuzioni per servizi speciali. secureair.it/categoria-prodotto/ventilatori/
Ventilatori assiali (SEQ, AFPX) — Ricambio aria e ventilazione di rinnovo, installazione a parete o su pannello. secureair.it/categoria-prodotto/ventilatori/
Bracci aspiranti da laboratorio (LAB) e depuratore VLAB — Captazione ravvicinata per saldatura elettronica, manipolazione campioni e incollaggi, con filtrazione ad alta efficienza e carbone attivo per il ricircolo. secureair.it/categoria-prodotto/bracci-aspiranti/
La scelta della macchina va sempre ricondotta al punto di lavoro effettivo del circuito: portata e pressione totale richieste, natura del fluido, temperatura e classificazione dell’area. Il nostro ufficio tecnico può verificare il punto di lavoro sui dati del vostro impianto.
I ricambi d’aria, i valori di rendimento e le indicazioni di dimensionamento riportati in questo capitolo hanno carattere orientativo. Il dimensionamento della ventilazione deve considerare tipo e quantità di inquinanti, numero di operatori, carico termico, presenza ed efficacia della captazione localizzata e condizioni climatiche locali, e va verificato con misure in campo.
Le prescrizioni sulle emissioni convogliate, sul ricircolo dell’aria depurata e sui controlli periodici variano da regione a regione: in Lombardia il riferimento operativo è il DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024. Verificare sempre le disposizioni della propria ARPA e dell’autorità competente territoriale (cfr. Cap. 15).
Per i laboratori, le cappe chimiche devono essere conformi alla UNI EN 14175 e verificate periodicamente con prove di contenimento in situ.
La prassi tecnica indica 5-8 vol/h per le officine meccaniche, 8-12 per le carpenterie con saldatura e 10-15 per le aree di verniciatura fuori cabina. Sono valori di prima approssimazione, non prescrizioni normative: la UNI 10339 riguarda gli impianti aeraulici a fini di benessere e definisce le portate di aria esterna di rinnovo legate alla presenza di persone, non le portate necessarie a controllare inquinanti di processo. Quelle discendono dalla valutazione del rischio chimico e vanno verificate con misure di esposizione. In ogni caso la ventilazione generale si aggiunge alla captazione alla fonte, non la sostituisce.
Non dalla sola portata. Occorre calcolare le perdite di carico del circuito (condotti, curve, cappe, filtri, camino), tracciare la curva dell’impianto p = K·Q² e individuare il punto di intersezione con la curva caratteristica del ventilatore: quello è il punto di lavoro reale. La macchina va scelta perché quel punto cada nella fascia di miglior rendimento, e il calcolo va fatto considerando il filtro sporco, non nuovo.
Molto più di quanto si riduca la portata. Per le leggi di affinità, la portata varia proporzionalmente ai giri, la pressione con il quadrato e la potenza assorbita con il cubo: ridurre la velocità del 20% taglia il consumo di circa la metà, ridurla del 50% lo porta a un ottavo. È il motivo per cui regolare con inverter conviene enormemente rispetto a parzializzare con una serranda, che dissipa energia senza ridurre l’assorbimento in modo proporzionale.
In molti capannoni industriali può ridurne sensibilmente la necessità: l’effetto di raffrescamento percepito è dell’ordine di 4-6 °C con un assorbimento di 0,5-1,5 kW, contro le decine di kW di un raffrescamento equivalente, e in inverno la destratificazione riduce i consumi di riscaldamento del 20-30%. Non può però sostituire l’aspirazione: un HVLS muove e mescola l’aria, non rimuove gli inquinanti, e va posizionato in modo da non interferire con le cappe.
Se si manipolano sostanze chimiche pericolose — tossiche, cancerogene, sensibilizzanti — la cappa chimica è il dispositivo di protezione collettiva di riferimento, coerentemente con l’obbligo di protezione alla fonte dell’art. 225 D.Lgs. 81/08. Per lavorazioni su banco aperto che non possono essere svolte in cappa, come la saldatura elettronica o l’incollaggio, i bracci aspiranti da laboratorio con depuratore a filtrazione molecolare sono un’alternativa efficace. In entrambi i casi le prestazioni vanno verificate periodicamente in situ.
Le principali norme e disposizioni per i temi trattati in questo capitolo.
| Codice | Titolo | Anno | Rilevanza |
|---|---|---|---|
| D.Lgs. 81/08, art. 225 | Misure specifiche di protezione e prevenzione – priorità della protezione collettiva alla fonte | 2008 | Sez. 9.1, 9.5 |
| UNI 10339 | Impianti aeraulici a fini di benessere – Classificazione, requisiti, regole per richiesta d’offerta e fornitura | 1995 | Sez. 9.2 |
| UNI EN 16798-3 | Prestazione energetica degli edifici – Ventilazione degli edifici non residenziali (sostituisce la UNI EN 13779) | 2018 | Sez. 9.2 |
| UNI EN 689 | Esposizione sul luogo di lavoro – Strategia per la verifica dell’esposizione per inalazione | 2019 | Sez. 9.2 |
| UNI 7972 | Ventilatori – Definizione delle serie e del diametro della girante | Sez. 9.3.1 | |
| UNI EN ISO 5801 | Ventilatori industriali – Prove prestazionali con condotti normalizzati | 2017 | Sez. 9.3.1 |
| UNI EN 14986 | Progettazione di ventilatori che operano in atmosfere potenzialmente esplosive | 2017 | Sez. 9.3.4 |
| UNI EN 1127-1 | Atmosfere esplosive – Prevenzione dell’esplosione e protezione contro l’esplosione | 2019 | Sez. 9.3.4 |
| UNI EN 14175 (1-7) | Cappe chimiche di aspirazione – Requisiti, prove di tipo e prove in situ | 2003-2019 | Sez. 9.5 |
| UNI/TS 11710 | Cappe chimiche – Integrazione nazionale alla serie EN 14175 | 2018 | Sez. 9.5 |
| ISO 16890 | Filtri per aria generale – Classificazione ePM1, ePM2,5, ePM10 | 2016 | Sez. 9.5, 9.6 |
| Scheda ER 1991 n.1 | Il ricircolo dell’aria – Condizioni di ammissibilità e aria esterna minima | 1991 | Sez. 9.4 |
| DDUO 7082/2024 (Lombardia) | Autorizzazioni generali art. 272 D.Lgs. 152/06 – allegati tecnici (già DDS 8213/2009) | 2024 | Disclaimer regionale |
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