La verniciatura industriale è una delle lavorazioni più complesse dal punto di vista della qualità dell’aria: genera contemporaneamente composti organici volatili (COV) dai solventi, overspray (particelle di vernice non depositate sul pezzo), e in alcuni casi isocianati (dai prodotti poliuretanici) e polveri di rivestimento (nella verniciatura a polvere). Ciascun inquinante richiede una strategia di captazione e abbattimento specifica.
Questo capitolo copre la classificazione delle cabine secondo la UNI EN 16985:2019, le velocità dell’aria richieste, il calcolo della concentrazione di solventi rispetto al LEL, la classificazione ATEX delle cabine, i sistemi di abbattimento (filtrazione a secco, carboni attivi, postcombustori), e le soluzioni per la captazione dal basso di COV pesanti come lo stirene.
I COV sono solventi organici che evaporano durante l’applicazione e l’essiccazione della vernice. Includono toluene, xilene, acetati (butile, etile), chetoni (acetone, MEK), alcoli e glicol eteri. La quantità di COV emessi dipende dal contenuto di solvente nel prodotto verniciante e dall’efficienza di trasferimento del metodo applicativo (a spruzzo tradizionale: 30-50%, HVLP: 65-80%, elettrostatico: 80-95%).
L’overspray è la frazione di vernice spruzzata che non raggiunge il pezzo e resta sospesa nell’aria come particolato. Con la spruzzatura convenzionale, l’overspray può raggiungere il 50-70% del prodotto applicato. I sistemi HVLP ed elettrostatici riducono significativamente l’overspray ma non lo eliminano.
I prodotti vernicianti poliuretanici bicomponente contengono isocianati (TDI, MDI, HDI) come componente indurente. Gli isocianati sono sensibilizzanti delle vie respiratorie con TLV-TWA ACGIH di 0,005 mg/m³ (tra i più bassi in assoluto). L’esposizione può causare asma occupazionale irreversibile già a concentrazioni molto basse. La EN 16985 richiede esplicitamente l’uso di DPI respiratori (RPD) per l’applicazione di isocianati, anche in cabina ventilata.
Nella verniciatura a polvere (powder coating), il materiale di rivestimento è applicato come polvere fine (10-100 μm) e polimerizzato in forno. Non ci sono COV, ma la polvere infiammabile crea rischio ATEX. La concentrazione deve essere monitorata rispetto al LEL della polvere (tipicamente LEL = 20 g/m³ se non noto).
La UNI EN 16985:2019 (che ha sostituito le precedenti EN 12215, EN 12981 e EN 13355) è la norma armonizzata alla Direttiva Macchine 2006/42/CE per le cabine di verniciatura. Copre sia la verniciatura liquida sia quella a polvere, sia le cabine manuali sia quelle automatiche.
Le cabine si classificano secondo due assi: il grado di chiusura (chiusa o aperta) e la direzione del flusso d’aria (verticale o orizzontale). La combinazione determina i requisiti di velocità dell’aria e la classificazione ATEX.
| Tipo cabina | Flusso aria | Velocità media min. (area lavoro) | Velocità minima puntuale |
|---|---|---|---|
| Chiusa | Verticale | 0,30 m/s | 0,25 m/s |
| Chiusa | Orizzontale | 0,50 m/s | 0,40 m/s |
| Aperta (aperture per spruzzo manuale) | Verticale | 0,40 m/s | 0,30 m/s |
| Aperta (aperture per spruzzo manuale) | Orizzontale | 0,50 m/s | 0,40 m/s |
Fonte: UNI EN 16985:2019, punti 4.7.3.3.2 e 4.7.3.3.3. Le velocità si riferiscono alla cabina vuota. I valori per polvere sono identici a quelli per liquido.

La EN 16985 prescrive: la cabina deve funzionare in pressione negativa (l’aria entra dalle aperture, non esce); il sistema di applicazione deve essere interbloccato con la ventilazione forzata (non si può spruzzare se la ventilazione è spenta); la ventilazione non deve spegnersi prima del tempo di spurgo (appendice I della norma); per l’applicazione manuale di isocianati, devono essere previsti attacchi per RPD (dispositivi di protezione respiratoria collegati ad aria respirabile).
L’appendice C della EN 16985 definisce il metodo per calcolare la concentrazione media di solventi infiammabili nella cabina e confrontarla con il LEL. Questo calcolo determina la classificazione ATEX della cabina.
La formula fondamentale per la concentrazione media di solventi è:
C = (Ṁ × k₁ × k₂ × k₃) / Q
dove Ṁ è la portata massica di prodotto applicato (g/h), k₁ è la percentuale di solvente nel prodotto, k₂ è la percentuale di solvente che evapora nella cabina (tipicamente 80%), k₃ è il fattore di disomogeneità (da 1 a 5, tipicamente 3 per verniciatura manuale), e Q è la portata d’aria della cabina (m³/h).
La concentrazione così calcolata si esprime in percentuale del LEL: %LEL = C / LEL × 100. Se il LEL della miscela non è noto, si utilizza il valore conservativo di 40 g/m³ (punto C.2 della norma).
Esempio di calcolo (dalla EN 16985, Appendice C): cabina chiusa verticale 4×8 m, velocità 0,35 m/s → Q = 40.320 m³/h.
Prodotto applicato: 20.000 g/h, k₁ = 0,85, k₂ = 0,80, k₃ = 3.
C = (20.000 × 0,85 × 0,80 × 3) / 40.320 = 1,01 g/m³.
%LEL = 1,01 / 40 = 2,53% → ben sotto il 25%: la cabina è Zona 2 (gas).
La classificazione ATEX delle cabine dipende dalla %LEL calcolata:
| Concentrazione %LEL | Zona ATEX (gas/vapori) | Categoria apparecch. richiesta | Note |
|---|---|---|---|
| > 25% e ≤ 50% | Zona 1 | Categoria 2G | Cabina ad alto consumo solventi |
| ≤ 25% | Zona 2 | Categoria 3G | Caso più comune verniciatura manuale |
| 0% (non infiammabile) | Nessuna zona | Nessuna | Solo vernici all’acqua non infiammabili |
La tabella si riferisce al volume interno della cabina. Il prospetto 3 della EN 16985 differenzia le categorie per posizione: il sistema di pulizia dello scarico dell’aria richiede la categoria 3G già sopra il 10% del LEL, mentre i condotti di scarico e ricircolo e il volume esterno fino a 1 m dalle aperture permanenti la richiedono solo nella fascia 25-50%. Le zone dell’Appendice B della norma sono esempi informativi: il dato normativo sono le categorie.
Per la verniciatura a polvere il prospetto 4 della norma richiede la categoria 3D nel volume interno della cabina (zona 22), mentre le parti del sistema di recupero attraversate dall’aria carica di polvere salgono di categoria (2D per i sistemi aperti, fino a 1D per i sistemi chiusi non ottimizzati). All’esterno, fino a 1 m dalle aperture permanenti, serve la categoria 3D salvo che i depositi di polvere siano impediti in modo sicuro (per esempio con la cabina in depressione rispetto all’ambiente): in quel caso, nessuna zona.

Il Cap. 11 approfondisce LEL/UEL, Kst, sfiati e progettazione ATEX. secureair.it/wiki-aria-industriale/rischio-incendio-esplosione/
Nel linguaggio di officina “cabina” e “zona di verniciatura” si usano spesso come sinonimi, ma tecnicamente non lo sono — e la differenza cambia chi è responsabile della classificazione ATEX. La cabina di verniciatura è una macchina: la EN 16985 la definisce come struttura rigida, delimitata da pareti, che forma un volume parzialmente o totalmente chiuso per l’applicazione controllata a spruzzo (punto 3.1.1), e ricade nella Direttiva Macchine 2006/42/CE. È il fabbricante che esegue il calcolo della %LEL, assegna le categorie di apparecchiature secondo i prospetti 3 e 4 e dichiara le zone nel manuale: chi acquista una cabina marcata CE acquista anche la classificazione ATEX del suo volume interno.
Tutto ciò che non rientra in quella definizione — la postazione aperta, il manufatto fuori sagoma verniciato in situ, il ritocco a bordo linea, l’applicazione manuale a pennello o rullo — è una zona di verniciatura, cioè un luogo di lavoro. Qui la EN 16985 non si applica: la classificazione delle eventuali zone a rischio di esplosione è un obbligo del datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 Titolo XI (recepimento della Direttiva 1999/92/CE, l’ATEX “luoghi di lavoro”), con la metodologia della CEI EN IEC 60079-10-1 per gas e vapori e della CEI EN 60079-10-2 per le polveri, e va documentata nel documento sulla protezione contro le esplosioni (Art. 294 — il Cap. 11 lo tratta in dettaglio).
Attenzione al confine tra i due regimi: anche con una cabina marcata CE, l’intorno resta a carico di chi la usa. La stessa EN 16985 presuppone correnti d’aria di disturbo inferiori a 0,1 m/s attorno alla cabina e regola il volume esterno fino a 1 m dalle aperture permanenti: se il layout del reparto, i portoni o altri impianti alterano queste condizioni, la classificazione dichiarata dal fabbricante non è più garantita.
Verniciare fuori cabina, quindi, in molti casi è legittimo — gli allegati regionali autorizzano fasi lavorative, non cabine: l’Allegato 33 stesso distingue l’applicazione a spruzzo (fase B.1) dalle applicazioni manuali e assimilabili (fase B.2) — ma non è mai “libero”. Servono quattro presidi: una captazione localizzata dimensionata sul processo (per lo spruzzo la velocità di cattura di riferimento va da 0,5 a 2,5 m/s a seconda dell’energia di rilascio — Cap. 5); un punto di emissione comunque presidiato e autorizzato dove richiesto; la valutazione del rischio chimico con i relativi DPI e RPD (Titolo IX); e, se i prodotti sono infiammabili, la classificazione delle zone di cui sopra — che nessun fornitore di impianti può fare al posto del datore di lavoro.
| Aspetto | Cabina di verniciatura | Zona di verniciatura |
|---|---|---|
| Natura giuridica | Macchina (Dir. 2006/42/CE) | Luogo di lavoro (D.Lgs. 81/08) |
| Riferimento tecnico | UNI EN 16985:2019 | CEI EN IEC 60079-10-1 (gas) / CEI EN 60079-10-2 (polveri) |
| Chi classifica ATEX | Il fabbricante (prospetti 3 e 4) | Il datore di lavoro (Titolo XI, Art. 293-294) |
| Dove si documenta | Manuale d’uso e dichiarazione CE | Documento sulla protezione contro le esplosioni |
| Captazione | Integrata nella macchina (velocità §7.2.1) | Da progettare: captazione localizzata (Cap. 5) |

I filtri a secco (cartone ondulato, fibra di vetro, materassini sintetici, filtri paint-stop) catturano l’overspray prima che raggiunga il ventilatore e il camino. Sono economici e facili da sostituire, ma generano rifiuti solidi (filtri esausti = rifiuto speciale). L’efficienza varia dal 90% (cartone ondulato) al 99% (fibra di vetro multistrato).
I sistemi a umido (velo d’acqua, scrubber Venturi) captano l’overspray in una corrente d’acqua. Vantaggi: nessun rischio incendio, elevata efficienza. Svantaggi: consumo d’acqua, trattamento delle acque di risulta (fanghi = rifiuto speciale), costi di gestione più elevati. Utilizzati nelle grandi linee di verniciatura automotive.
I filtri a carbone attivo adsorbono i COV dall’aria depurata. Sono efficaci per concentrazioni basse-medie di solventi e per l’abbattimento degli odori. Il carbone si satura e deve essere rigenerato (termicamente) o sostituito (smaltimento come rifiuto speciale). Per concentrazioni elevate di COV, si utilizzano sistemi di ossidazione termica rigenerativa (RTO) o catalitica. La logica a stadi (prefiltro overspray → stadio principale → stadio molecolare) è la stessa vista nel Cap. 4, sez. 4.4: senza un’efficace filtrazione dell’overspray a monte, il carbone attivo si impacca in fretta e smette di adsorbire.
Per lavorazioni di piccola scala (ritocchi, verniciatura pezzi piccoli, incollaggio), le mini cabine aspiranti e le pareti aspiranti a filtrazione secca offrono una soluzione compatta che non richiede camino né autorizzazione alle emissioni se operano in ricircolo. Sono dotate di filtri multistrato (prefiltro + carbone attivo) e portate tipiche di 1.000-3.000 m³/h. Valgono comunque le cautele generali sul ricircolo viste nel Cap. 3, sez. 3.5: monitoraggio dello stato dei filtri e verifica di accettabilità con l’ente di controllo.
C’è una convinzione diffusa e sbagliata: “senza pistola a spruzzo, niente problema”. In realtà l’applicazione a pennello e rullo elimina l’overspray, ma non i COV: i solventi evaporano in funzione del contenuto del prodotto e della superficie trattata, non del metodo applicativo. Anzi, proprio perché “è solo un ritocco”, queste operazioni si svolgono quasi sempre fuori dalla cabina — al banco di montaggio, sul pezzo finito, in manutenzione — con l’operatore chino sul pezzo e il viso a mezzo metro dalla superficie che evapora. E con i poliuretanici bicomponente, gli isocianati ci sono anche nell’applicazione a pennello.
La risposta tecnica corretta per queste lavorazioni è l’aspirazione localizzata mobile con filtrazione a carboni attivi: un depuratore carrellato con braccio (o doppio braccio, per trattare il pezzo da due lati o servire due postazioni) posizionato a ridosso della zona di applicazione. Il flusso allontana i vapori dalla zona respiratoria e lo stadio a carbone attivo adsorbe i COV, restituendo l’aria depurata in ambiente: niente camino, niente opere murarie, e la macchina segue il lavoro dove serve — oggi al banco, domani in manutenzione. Per ritocchi ricorrenti su postazione fissa, la stessa logica si applica in versione stazionaria o con mini cabina (sez. 7.5.4).
Tre accortezze d’uso: la bocchetta va tenuta vicina alla superficie in lavorazione (vale la regola del decadimento della velocità vista nel Cap. 5: a due diametri dalla bocca l’aspirazione è praticamente nulla); i carboni attivi vanno sostituiti a programma, perché la saturazione non dà segnali visibili; e per i prodotti bicomponente resta l’obbligo di valutare i DPI respiratori, perché l’aspirazione localizzata riduce l’esposizione ma con i sensibilizzanti la prudenza è d’obbligo.
In pratica – il ritocco a pennello è una lavorazione, non un’eccezione. Nel DVR i ritocchi a pennello e rullo vanno censiti come attività con esposizione a COV (e isocianati, se poliuretanici): frequenza, durata, prodotti usati, misure adottate. “Lo facciamo solo ogni tanto” non è una misura di prevenzione — è esattamente il caso d’uso per cui esistono i depuratori mobili: un presidio che si sposta dove e quando serve.
Alcuni COV hanno densità maggiore dell’aria e tendono a stratificarsi nelle zone basse dell’ambiente di lavoro. È il caso dello stirene (densità vapore 3,6 rispetto all’aria = 1), utilizzato nella laminazione della vetroresina, e dei solventi clorurati utilizzati nello sgrassaggio.
Per questi inquinanti, la captazione dall’alto è inefficace: il sistema deve aspirare dal basso, con piani grigliati a pavimento o canalette grigliate disposte in corrispondenza delle fasce di lavorazione. Come evidenziato dall’articolo Dimiccoli/Saviano su Ambiente&Sicurezza, nella laminazione di imbarcazioni in vetroresina i sistemi di captazione push-pull con aspirazione dal basso (cfr. Cap. 5, sez. 5.6) rappresentano la soluzione ottimale, perché le dimensioni degli scafi impediscono l’uso di cabine chiuse.
Stirene: perché la captazione dall’alto non funziona. Lo stirene ha densità di vapore 3,6 (l’aria = 1): tende a scendere e stratificarsi al suolo. Una cappa a tetto o un braccio aspirante posizionato in alto non cattura efficacemente i vapori di stirene. Servono: piani grigliati aspiranti a pavimento, canalette grigliate, o sistemi push-pull con flusso orizzontale dal pavimento verso la parete aspirante.

In Lombardia, la verniciatura su plastica e vetroresina con consumo di solventi non superiore a 5 tonnellate/anno rientra nell’Allegato 33 dell’autorizzazione generale (DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024). Per le altre tipologie di verniciatura (metalli, legno) esistono allegati separati. Il limite emissivo per i COV è generalmente di 50 mg/Nm³ (Allegato 33), con prescrizioni più specifiche per i diversi solventi. Per autorizzazioni, requisiti del camino e rumore del punto di emissione si rimanda al Cap. 3.
Incollaggi e sigillature condividono con la verniciatura la stessa chimica di base — solventi, resine reattive, isocianati — ma raramente ricevono la stessa attenzione: si svolgono al banco di assemblaggio, in carrozzeria, in falegnameria o nella nautica, quasi mai in cabina, e spesso senza alcuna aspirazione. Come per i ritocchi a pennello (sez. 7.5.5), l’assenza dello spruzzo fa sottovalutare un’esposizione che invece c’è, ed è documentata.
| Famiglia | Esalazioni tipiche | Rischio principale | Nota |
|---|---|---|---|
| Colle a solvente (contatto, neopreniche) | Toluene, esano, acetati, chetoni | COV elevati; n-esano neurotossico | ATEX in locali piccoli o scarsamente ventilati |
| Adesivi e sigillanti poliuretanici | Isocianati liberi (MDI) | Sensibilizzazione respiratoria (come le vernici PU) | Anche in applicazione a freddo con cartuccia |
| Epossidici bicomponente | Ammine e vapori di resina | Sensibilizzanti cutanei e respiratori | Rischio massimo in miscelazione e con pezzi caldi |
| Cianoacrilati (istantanee) | Vapori di monomero | Irritazione acuta di occhi e vie aeree | Lavoro di precisione = viso vicino al pezzo |
| Siliconici | Acido acetico od ossime in reticolazione | Irritazione; odore penetrante | Esposizione prolungata nelle sigillature lunghe |
| Hot-melt | Prodotti di degradazione termica | Irritanti se surriscaldati | Rispettare le temperature di esercizio |
La strategia è la stessa vista per i ritocchi: aspirazione localizzata vicino al punto di applicazione + stadio a carboni attivi per i vapori organici. In pratica: bracci aspiranti da banco per le postazioni di incollaggio fisse; depuratori mobili a carboni attivi (come la serie MFV, anche a doppio braccio) per sigillature e incollaggi che si spostano con il pezzo — carrozzeria, nautica, montaggio; banchi aspiranti o mini cabine per le produzioni in serie di piccoli componenti. Per i solventi più pesanti dell’aria valgono le considerazioni della sez. 7.6 (captazione dal basso). E in ogni caso: censimento nel DVR, schede di sicurezza alla mano, e attenzione particolare ai poliuretanici — l’asma da isocianati non distingue tra pistola a spruzzo e cartuccia di sigillante.
In pratica – la sigillatura è verniciatura senza pennello. Se in azienda esistono postazioni dove si incolla o si sigilla regolarmente — anche solo per minuti al giorno — trattatele come postazioni di verniciatura in miniatura: stessi inquinanti, stessa logica di captazione, stessa documentazione nel DVR. Il vantaggio: le soluzioni sono più semplici ed economiche di una cabina, e non richiedono camino se lavorano in ricircolo su carboni attivi.
Cabine aspiranti verniciatura WFP/WFPN — Filtrazione a secco multistrato, predisposizione carboni attivi. Conformi EN 16985 per velocità aria e classificazione ATEX. secureair.it/categoria-prodotto/cabine-aspiranti/
Aspiratori mobili a carboni attivi serie MFV (anche doppio braccio) — Il presidio ideale per ritocchi a pennello e rullo, incollaggi e piccole applicazioni fuori cabina: carrellato, braccio posizionabile sulla zona di lavoro, filtrazione a carboni attivi con ricircolo (niente camino). Kit filtri di ricambio dedicati. secureair.it/categoria-prodotto/aspiratori-fumi/
Aspiratore a carboni attivi SDCA — Abbattimento COV, odori, esalazioni da colle e solventi. Carboni attivi rigenerabili o sostituibili. secureair.it/categoria-prodotto/aspiratori-fumi/
Mini cabine aspiranti — Stazione di lavoro compatta per ritocchi, verniciatura pezzi piccoli, incollaggio. Filtrazione multistrato, ricircolo. secureair.it/categoria-prodotto/cabine-aspiranti/
I limiti emissivi per i COV e le prescrizioni per le cabine di verniciatura variano per Regione e per tipologia di verniciatura (metalli, legno, plastica, vetroresina). I dati riportati si basano sull’Allegato 33 della Lombardia (DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024) e sulla UNI EN 16985:2019. Verificare le prescrizioni della propria area.
Approfondisci: Cap. 15 — Normative Regionali (secureair.it/wiki-aria-industriale/normative-regionali/)
Chiudiamo con un po’ di leggerezza — ma solo nella forma. Dieci errori classici nella verniciatura industriale: se vi riconoscete in qualcuno, siete in buona compagnia. L’importante è rimediare.
La morale: in verniciatura quasi ogni errore ha due facce: quella igienica (COV e isocianati che finiscono nelle vie respiratorie) e quella di sicurezza (solventi e depositi che aspettano un innesco). È il capitolo dove la qualità dell’aria e la prevenzione incendi sono letteralmente la stessa pratica.
Dipende dal tipo di cabina. Secondo la UNI EN 16985: cabina chiusa ventilata verticalmente: minimo 0,30 m/s in media (0,25 m/s puntuale); cabina chiusa ventilata orizzontalmente: minimo 0,50 m/s (0,40 puntuale); cabina aperta: 0,40-0,50 m/s alle aperture. Questi valori si riferiscono alla cabina vuota e devono essere verificati con anemometro.
Si calcola la concentrazione media di solventi con la formula C = (Ṁ × k₁ × k₂ × k₃) / Q e la si confronta con il LEL del solvente (40 g/m³ se non noto). Se %LEL ≤ 25%, la cabina è Zona 2; se tra 25% e 50%, è Zona 1. Il calcolo completo è nell’Appendice C della EN 16985.
Sì. Pennello e rullo eliminano l’overspray ma non l’evaporazione dei solventi (e degli isocianati, nei bicomponente): l’esposizione a COV c’è, e spesso avviene fuori cabina con il viso vicino al pezzo. La soluzione tipica è un depuratore mobile a carboni attivi con braccio posizionato sulla zona di applicazione, che lavora in ricircolo senza necessità di camino. L’attività va comunque censita nel DVR.
Sì, quando contengono solventi o componenti reattivi: le colle a contatto emettono COV come una verniciatura, i poliuretanici contengono isocianati anche in cartuccia, gli epossidici sono sensibilizzanti. La captazione tipica è un braccio da banco o un depuratore mobile a carboni attivi posizionato sul punto di applicazione. Verificare sempre la scheda di sicurezza del prodotto.
Per ritocchi e piccole verniciature, una parete aspirante o mini cabina può essere sufficiente, a patto che garantisca le velocità d’aria richieste e la classificazione ATEX appropriata. Per la verniciatura a spruzzo in produzione, la EN 16985 richiede una cabina conforme. L’autorizzazione alle emissioni è comunque necessaria se l’aria è espulsa all’esterno. E attenzione: fuori cabina la classificazione delle eventuali zone ATEX spetta al datore di lavoro, non al fornitore dell’aspirazione (v. sez. 7.4.1).
Le principali norme citate o rilevanti per i temi trattati in questo capitolo.
| Codice | Titolo | Anno | Rilevanza |
|---|---|---|---|
| UNI EN 16985 | Cabine di verniciatura per rivestimenti organici – Requisiti sicurezza | 2019 | Fondamentale |
| D.Lgs. 152/06 Parte V | Emissioni in atmosfera – COV | 2006 | Sez. 7.7 |
| DDS 8213/2009 All. 33 (ora DDUO 7082/2024) | Verniciatura plastica/vetroresina – Allegato tecnico Art. 272 | 2009/2024 | Sez. 7.7 |
| Dir. 2014/34/UE | ATEX “prodotti” – Apparecchiature zone esplosive | 2014 | Sez. 7.4 |
| EN 50176 | Attrezzature di rivestimento elettrostatico a spruzzo di liquidi infiammabili | 2009 | Sez. 7.2 |
| D.Lgs. 81/08 Tit. IX | Protezione agenti chimici – Isocianati, COV | 2008 | Sez. 7.1 |
| D.Lgs. 81/08 Tit. XI | Protezione da atmosfere esplosive – Classificazione zone a carico del datore di lavoro | 2008 | Sez. 7.4.1 |
| Dir. 1999/92/CE | ATEX “luoghi di lavoro” – Prescrizioni minime di sicurezza | 1999 | Sez. 7.4.1 |
| CEI EN IEC 60079-10-1 | Atmosfere esplosive – Classificazione dei luoghi per gas e vapori | 2021 | Sez. 7.4.1 |
| CEI EN 60079-10-2 | Atmosfere esplosive – Classificazione dei luoghi per polveri combustibili | 2016 | Sez. 7.4.1 |
| UNI EN 1127-1 | Atmosfere esplosive – Prevenzione e protezione contro l’esplosione: concetti fondamentali | 2019 | Richiamata dalla EN 16985 |
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