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SecureAir Wiki

Capitolo 7 — Verniciatura, Incollaggi e Sigillature: COV, Overspray e Depurazione

La verniciatura industriale è una delle lavorazioni più complesse dal punto di vista della qualità dell’aria: genera contemporaneamente composti organici volatili (COV) dai solventi, overspray (particelle di vernice non depositate sul pezzo), e in alcuni casi isocianati (dai prodotti poliuretanici) e polveri di rivestimento (nella verniciatura a polvere). Ciascun inquinante richiede una strategia di captazione e abbattimento specifica.

Questo capitolo copre la classificazione delle cabine secondo la UNI EN 16985:2019, le velocità dell’aria richieste, il calcolo della concentrazione di solventi rispetto al LEL, la classificazione ATEX delle cabine, i sistemi di abbattimento (filtrazione a secco, carboni attivi, postcombustori), e le soluzioni per la captazione dal basso di COV pesanti come lo stirene.

7.1 Gli inquinanti della verniciatura

7.1.1 COV – composti organici volatili

I COV sono solventi organici che evaporano durante l’applicazione e l’essiccazione della vernice. Includono toluene, xilene, acetati (butile, etile), chetoni (acetone, MEK), alcoli e glicol eteri. La quantità di COV emessi dipende dal contenuto di solvente nel prodotto verniciante e dall’efficienza di trasferimento del metodo applicativo (a spruzzo tradizionale: 30-50%, HVLP: 65-80%, elettrostatico: 80-95%).

7.1.2 Overspray

L’overspray è la frazione di vernice spruzzata che non raggiunge il pezzo e resta sospesa nell’aria come particolato. Con la spruzzatura convenzionale, l’overspray può raggiungere il 50-70% del prodotto applicato. I sistemi HVLP ed elettrostatici riducono significativamente l’overspray ma non lo eliminano.

7.1.3 Isocianati

I prodotti vernicianti poliuretanici bicomponente contengono isocianati (TDI, MDI, HDI) come componente indurente. Gli isocianati sono sensibilizzanti delle vie respiratorie con TLV-TWA ACGIH di 0,005 mg/m³ (tra i più bassi in assoluto). L’esposizione può causare asma occupazionale irreversibile già a concentrazioni molto basse. La EN 16985 richiede esplicitamente l’uso di DPI respiratori (RPD) per l’applicazione di isocianati, anche in cabina ventilata.

7.1.4 Polveri di rivestimento

Nella verniciatura a polvere (powder coating), il materiale di rivestimento è applicato come polvere fine (10-100 μm) e polimerizzato in forno. Non ci sono COV, ma la polvere infiammabile crea rischio ATEX. La concentrazione deve essere monitorata rispetto al LEL della polvere (tipicamente LEL = 20 g/m³ se non noto).

7.2 UNI EN 16985: la norma per le cabine di verniciatura

La UNI EN 16985:2019 (che ha sostituito le precedenti EN 12215, EN 12981 e EN 13355) è la norma armonizzata alla Direttiva Macchine 2006/42/CE per le cabine di verniciatura. Copre sia la verniciatura liquida sia quella a polvere, sia le cabine manuali sia quelle automatiche.

7.2.1 Classificazione delle cabine

Le cabine si classificano secondo due assi: il grado di chiusura (chiusa o aperta) e la direzione del flusso d’aria (verticale o orizzontale). La combinazione determina i requisiti di velocità dell’aria e la classificazione ATEX.

Tipo cabina Flusso aria Velocità media min. (area lavoro) Velocità minima puntuale
Chiusa Verticale 0,30 m/s 0,25 m/s
Chiusa Orizzontale 0,50 m/s 0,40 m/s
Aperta (aperture per spruzzo manuale) Verticale 0,40 m/s 0,30 m/s
Aperta (aperture per spruzzo manuale) Orizzontale 0,50 m/s 0,40 m/s

Fonte: UNI EN 16985:2019, punti 4.7.3.3.2 e 4.7.3.3.3. Le velocità si riferiscono alla cabina vuota. I valori per polvere sono identici a quelli per liquido.

7.2.2 Requisiti chiave della norma

La EN 16985 prescrive: la cabina deve funzionare in pressione negativa (l’aria entra dalle aperture, non esce); il sistema di applicazione deve essere interbloccato con la ventilazione forzata (non si può spruzzare se la ventilazione è spenta); la ventilazione non deve spegnersi prima del tempo di spurgo (appendice I della norma); per l’applicazione manuale di isocianati, devono essere previsti attacchi per RPD (dispositivi di protezione respiratoria collegati ad aria respirabile).

7.3 Calcolo della concentrazione di solventi e %LEL

L’appendice C della EN 16985 definisce il metodo per calcolare la concentrazione media di solventi infiammabili nella cabina e confrontarla con il LEL. Questo calcolo determina la classificazione ATEX della cabina.

La formula fondamentale per la concentrazione media di solventi è:

C = (Ṁ × k₁ × k₂ × k₃) / Q

dove Ṁ è la portata massica di prodotto applicato (g/h), k₁ è la percentuale di solvente nel prodotto, k₂ è la percentuale di solvente che evapora nella cabina (tipicamente 80%), k₃ è il fattore di disomogeneità (da 1 a 5, tipicamente 3 per verniciatura manuale), e Q è la portata d’aria della cabina (m³/h).

La concentrazione così calcolata si esprime in percentuale del LEL: %LEL = C / LEL × 100. Se il LEL della miscela non è noto, si utilizza il valore conservativo di 40 g/m³ (punto C.2 della norma).

Dato chiave

Esempio di calcolo (dalla EN 16985, Appendice C): cabina chiusa verticale 4×8 m, velocità 0,35 m/s → Q = 40.320 m³/h.

Prodotto applicato: 20.000 g/h, k₁ = 0,85, k₂ = 0,80, k₃ = 3.

C = (20.000 × 0,85 × 0,80 × 3) / 40.320 = 1,01 g/m³.

%LEL = 1,01 / 40 = 2,53% → ben sotto il 25%: la cabina è Zona 2 (gas).

7.4 Classificazione ATEX delle cabine di verniciatura

La classificazione ATEX delle cabine dipende dalla %LEL calcolata:

Concentrazione %LEL Zona ATEX (gas/vapori) Categoria apparecch. richiesta Note
> 25% e ≤ 50% Zona 1 Categoria 2G Cabina ad alto consumo solventi
≤ 25% Zona 2 Categoria 3G Caso più comune verniciatura manuale
0% (non infiammabile) Nessuna zona Nessuna Solo vernici all’acqua non infiammabili

La tabella si riferisce al volume interno della cabina. Il prospetto 3 della EN 16985 differenzia le categorie per posizione: il sistema di pulizia dello scarico dell’aria richiede la categoria 3G già sopra il 10% del LEL, mentre i condotti di scarico e ricircolo e il volume esterno fino a 1 m dalle aperture permanenti la richiedono solo nella fascia 25-50%. Le zone dell’Appendice B della norma sono esempi informativi: il dato normativo sono le categorie.

Per la verniciatura a polvere il prospetto 4 della norma richiede la categoria 3D nel volume interno della cabina (zona 22), mentre le parti del sistema di recupero attraversate dall’aria carica di polvere salgono di categoria (2D per i sistemi aperti, fino a 1D per i sistemi chiusi non ottimizzati). All’esterno, fino a 1 m dalle aperture permanenti, serve la categoria 3D salvo che i depositi di polvere siano impediti in modo sicuro (per esempio con la cabina in depressione rispetto all’ambiente): in quel caso, nessuna zona.

Per approfondire

Il Cap. 11 approfondisce LEL/UEL, Kst, sfiati e progettazione ATEX. secureair.it/wiki-aria-industriale/rischio-incendio-esplosione/

7.4.1 Cabina di verniciatura e zona di verniciatura: due regimi diversi

Nel linguaggio di officina “cabina” e “zona di verniciatura” si usano spesso come sinonimi, ma tecnicamente non lo sono — e la differenza cambia chi è responsabile della classificazione ATEX. La cabina di verniciatura è una macchina: la EN 16985 la definisce come struttura rigida, delimitata da pareti, che forma un volume parzialmente o totalmente chiuso per l’applicazione controllata a spruzzo (punto 3.1.1), e ricade nella Direttiva Macchine 2006/42/CE. È il fabbricante che esegue il calcolo della %LEL, assegna le categorie di apparecchiature secondo i prospetti 3 e 4 e dichiara le zone nel manuale: chi acquista una cabina marcata CE acquista anche la classificazione ATEX del suo volume interno.

Tutto ciò che non rientra in quella definizione — la postazione aperta, il manufatto fuori sagoma verniciato in situ, il ritocco a bordo linea, l’applicazione manuale a pennello o rullo — è una zona di verniciatura, cioè un luogo di lavoro. Qui la EN 16985 non si applica: la classificazione delle eventuali zone a rischio di esplosione è un obbligo del datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 Titolo XI (recepimento della Direttiva 1999/92/CE, l’ATEX “luoghi di lavoro”), con la metodologia della CEI EN IEC 60079-10-1 per gas e vapori e della CEI EN 60079-10-2 per le polveri, e va documentata nel documento sulla protezione contro le esplosioni (Art. 294 — il Cap. 11 lo tratta in dettaglio).

Attenzione al confine tra i due regimi: anche con una cabina marcata CE, l’intorno resta a carico di chi la usa. La stessa EN 16985 presuppone correnti d’aria di disturbo inferiori a 0,1 m/s attorno alla cabina e regola il volume esterno fino a 1 m dalle aperture permanenti: se il layout del reparto, i portoni o altri impianti alterano queste condizioni, la classificazione dichiarata dal fabbricante non è più garantita.

Verniciare fuori cabina, quindi, in molti casi è legittimo — gli allegati regionali autorizzano fasi lavorative, non cabine: l’Allegato 33 stesso distingue l’applicazione a spruzzo (fase B.1) dalle applicazioni manuali e assimilabili (fase B.2) — ma non è mai “libero”. Servono quattro presidi: una captazione localizzata dimensionata sul processo (per lo spruzzo la velocità di cattura di riferimento va da 0,5 a 2,5 m/s a seconda dell’energia di rilascio — Cap. 5); un punto di emissione comunque presidiato e autorizzato dove richiesto; la valutazione del rischio chimico con i relativi DPI e RPD (Titolo IX); e, se i prodotti sono infiammabili, la classificazione delle zone di cui sopra — che nessun fornitore di impianti può fare al posto del datore di lavoro.

Aspetto Cabina di verniciatura Zona di verniciatura
Natura giuridica Macchina (Dir. 2006/42/CE) Luogo di lavoro (D.Lgs. 81/08)
Riferimento tecnico UNI EN 16985:2019 CEI EN IEC 60079-10-1 (gas) / CEI EN 60079-10-2 (polveri)
Chi classifica ATEX Il fabbricante (prospetti 3 e 4) Il datore di lavoro (Titolo XI, Art. 293-294)
Dove si documenta Manuale d’uso e dichiarazione CE Documento sulla protezione contro le esplosioni
Captazione Integrata nella macchina (velocità §7.2.1) Da progettare: captazione localizzata (Cap. 5)

7.5 Sistemi di abbattimento per la verniciatura

7.5.1 Filtrazione a secco (overspray)

I filtri a secco (cartone ondulato, fibra di vetro, materassini sintetici, filtri paint-stop) catturano l’overspray prima che raggiunga il ventilatore e il camino. Sono economici e facili da sostituire, ma generano rifiuti solidi (filtri esausti = rifiuto speciale). L’efficienza varia dal 90% (cartone ondulato) al 99% (fibra di vetro multistrato).

7.5.2 Abbattimento a umido

I sistemi a umido (velo d’acqua, scrubber Venturi) captano l’overspray in una corrente d’acqua. Vantaggi: nessun rischio incendio, elevata efficienza. Svantaggi: consumo d’acqua, trattamento delle acque di risulta (fanghi = rifiuto speciale), costi di gestione più elevati. Utilizzati nelle grandi linee di verniciatura automotive.

7.5.3 Carboni attivi per COV

I filtri a carbone attivo adsorbono i COV dall’aria depurata. Sono efficaci per concentrazioni basse-medie di solventi e per l’abbattimento degli odori. Il carbone si satura e deve essere rigenerato (termicamente) o sostituito (smaltimento come rifiuto speciale). Per concentrazioni elevate di COV, si utilizzano sistemi di ossidazione termica rigenerativa (RTO) o catalitica. La logica a stadi (prefiltro overspray → stadio principale → stadio molecolare) è la stessa vista nel Cap. 4, sez. 4.4: senza un’efficace filtrazione dell’overspray a monte, il carbone attivo si impacca in fretta e smette di adsorbire.

7.5.4 Mini cabine e pareti aspiranti

Per lavorazioni di piccola scala (ritocchi, verniciatura pezzi piccoli, incollaggio), le mini cabine aspiranti e le pareti aspiranti a filtrazione secca offrono una soluzione compatta che non richiede camino né autorizzazione alle emissioni se operano in ricircolo. Sono dotate di filtri multistrato (prefiltro + carbone attivo) e portate tipiche di 1.000-3.000 m³/h. Valgono comunque le cautele generali sul ricircolo viste nel Cap. 3, sez. 3.5: monitoraggio dello stato dei filtri e verifica di accettabilità con l’ente di controllo.

7.5.5 Ritocchi a pennello e rullo: l’esposizione che non si vede

C’è una convinzione diffusa e sbagliata: “senza pistola a spruzzo, niente problema”. In realtà l’applicazione a pennello e rullo elimina l’overspray, ma non i COV: i solventi evaporano in funzione del contenuto del prodotto e della superficie trattata, non del metodo applicativo. Anzi, proprio perché “è solo un ritocco”, queste operazioni si svolgono quasi sempre fuori dalla cabina — al banco di montaggio, sul pezzo finito, in manutenzione — con l’operatore chino sul pezzo e il viso a mezzo metro dalla superficie che evapora. E con i poliuretanici bicomponente, gli isocianati ci sono anche nell’applicazione a pennello.

La risposta tecnica corretta per queste lavorazioni è l’aspirazione localizzata mobile con filtrazione a carboni attivi: un depuratore carrellato con braccio (o doppio braccio, per trattare il pezzo da due lati o servire due postazioni) posizionato a ridosso della zona di applicazione. Il flusso allontana i vapori dalla zona respiratoria e lo stadio a carbone attivo adsorbe i COV, restituendo l’aria depurata in ambiente: niente camino, niente opere murarie, e la macchina segue il lavoro dove serve — oggi al banco, domani in manutenzione. Per ritocchi ricorrenti su postazione fissa, la stessa logica si applica in versione stazionaria o con mini cabina (sez. 7.5.4).

Tre accortezze d’uso: la bocchetta va tenuta vicina alla superficie in lavorazione (vale la regola del decadimento della velocità vista nel Cap. 5: a due diametri dalla bocca l’aspirazione è praticamente nulla); i carboni attivi vanno sostituiti a programma, perché la saturazione non dà segnali visibili; e per i prodotti bicomponente resta l’obbligo di valutare i DPI respiratori, perché l’aspirazione localizzata riduce l’esposizione ma con i sensibilizzanti la prudenza è d’obbligo.

Attenzione

In pratica – il ritocco a pennello è una lavorazione, non un’eccezione. Nel DVR i ritocchi a pennello e rullo vanno censiti come attività con esposizione a COV (e isocianati, se poliuretanici): frequenza, durata, prodotti usati, misure adottate. “Lo facciamo solo ogni tanto” non è una misura di prevenzione — è esattamente il caso d’uso per cui esistono i depuratori mobili: un presidio che si sposta dove e quando serve.

7.6 Captazione dal basso: COV pesanti e stirene

Alcuni COV hanno densità maggiore dell’aria e tendono a stratificarsi nelle zone basse dell’ambiente di lavoro. È il caso dello stirene (densità vapore 3,6 rispetto all’aria = 1), utilizzato nella laminazione della vetroresina, e dei solventi clorurati utilizzati nello sgrassaggio.

Per questi inquinanti, la captazione dall’alto è inefficace: il sistema deve aspirare dal basso, con piani grigliati a pavimento o canalette grigliate disposte in corrispondenza delle fasce di lavorazione. Come evidenziato dall’articolo Dimiccoli/Saviano su Ambiente&Sicurezza, nella laminazione di imbarcazioni in vetroresina i sistemi di captazione push-pull con aspirazione dal basso (cfr. Cap. 5, sez. 5.6) rappresentano la soluzione ottimale, perché le dimensioni degli scafi impediscono l’uso di cabine chiuse.

Attenzione

Stirene: perché la captazione dall’alto non funziona. Lo stirene ha densità di vapore 3,6 (l’aria = 1): tende a scendere e stratificarsi al suolo. Una cappa a tetto o un braccio aspirante posizionato in alto non cattura efficacemente i vapori di stirene. Servono: piani grigliati aspiranti a pavimento, canalette grigliate, o sistemi push-pull con flusso orizzontale dal pavimento verso la parete aspirante.

7.7 Allegato 33 (DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024): verniciatura su plastica e vetroresina

In Lombardia, la verniciatura su plastica e vetroresina con consumo di solventi non superiore a 5 tonnellate/anno rientra nell’Allegato 33 dell’autorizzazione generale (DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024). Per le altre tipologie di verniciatura (metalli, legno) esistono allegati separati. Il limite emissivo per i COV è generalmente di 50 mg/Nm³ (Allegato 33), con prescrizioni più specifiche per i diversi solventi. Per autorizzazioni, requisiti del camino e rumore del punto di emissione si rimanda al Cap. 3.

7.8 Incollaggi e sigillature: gli inquinanti “gemelli” della verniciatura

Incollaggi e sigillature condividono con la verniciatura la stessa chimica di base — solventi, resine reattive, isocianati — ma raramente ricevono la stessa attenzione: si svolgono al banco di assemblaggio, in carrozzeria, in falegnameria o nella nautica, quasi mai in cabina, e spesso senza alcuna aspirazione. Come per i ritocchi a pennello (sez. 7.5.5), l’assenza dello spruzzo fa sottovalutare un’esposizione che invece c’è, ed è documentata.

7.8.1 Le famiglie di adesivi e sigillanti e i loro rischi

Famiglia Esalazioni tipiche Rischio principale Nota
Colle a solvente (contatto, neopreniche) Toluene, esano, acetati, chetoni COV elevati; n-esano neurotossico ATEX in locali piccoli o scarsamente ventilati
Adesivi e sigillanti poliuretanici Isocianati liberi (MDI) Sensibilizzazione respiratoria (come le vernici PU) Anche in applicazione a freddo con cartuccia
Epossidici bicomponente Ammine e vapori di resina Sensibilizzanti cutanei e respiratori Rischio massimo in miscelazione e con pezzi caldi
Cianoacrilati (istantanee) Vapori di monomero Irritazione acuta di occhi e vie aeree Lavoro di precisione = viso vicino al pezzo
Siliconici Acido acetico od ossime in reticolazione Irritazione; odore penetrante Esposizione prolungata nelle sigillature lunghe
Hot-melt Prodotti di degradazione termica Irritanti se surriscaldati Rispettare le temperature di esercizio

7.8.2 Come captare le esalazioni di colle e sigillanti

La strategia è la stessa vista per i ritocchi: aspirazione localizzata vicino al punto di applicazione + stadio a carboni attivi per i vapori organici. In pratica: bracci aspiranti da banco per le postazioni di incollaggio fisse; depuratori mobili a carboni attivi (come la serie MFV, anche a doppio braccio) per sigillature e incollaggi che si spostano con il pezzo — carrozzeria, nautica, montaggio; banchi aspiranti o mini cabine per le produzioni in serie di piccoli componenti. Per i solventi più pesanti dell’aria valgono le considerazioni della sez. 7.6 (captazione dal basso). E in ogni caso: censimento nel DVR, schede di sicurezza alla mano, e attenzione particolare ai poliuretanici — l’asma da isocianati non distingue tra pistola a spruzzo e cartuccia di sigillante.

Attenzione

In pratica – la sigillatura è verniciatura senza pennello. Se in azienda esistono postazioni dove si incolla o si sigilla regolarmente — anche solo per minuti al giorno — trattatele come postazioni di verniciatura in miniatura: stessi inquinanti, stessa logica di captazione, stessa documentazione nel DVR. Il vantaggio: le soluzioni sono più semplici ed economiche di una cabina, e non richiedono camino se lavorano in ricircolo su carboni attivi.

Soluzioni SecureAir correlate

Cabine aspiranti verniciatura WFP/WFPN — Filtrazione a secco multistrato, predisposizione carboni attivi. Conformi EN 16985 per velocità aria e classificazione ATEX. secureair.it/categoria-prodotto/cabine-aspiranti/

Aspiratori mobili a carboni attivi serie MFV (anche doppio braccio) — Il presidio ideale per ritocchi a pennello e rullo, incollaggi e piccole applicazioni fuori cabina: carrellato, braccio posizionabile sulla zona di lavoro, filtrazione a carboni attivi con ricircolo (niente camino). Kit filtri di ricambio dedicati. secureair.it/categoria-prodotto/aspiratori-fumi/

Aspiratore a carboni attivi SDCA — Abbattimento COV, odori, esalazioni da colle e solventi. Carboni attivi rigenerabili o sostituibili. secureair.it/categoria-prodotto/aspiratori-fumi/

Mini cabine aspiranti — Stazione di lavoro compatta per ritocchi, verniciatura pezzi piccoli, incollaggio. Filtrazione multistrato, ricircolo. secureair.it/categoria-prodotto/cabine-aspiranti/

Disclaimer – Variabilità regionale

I limiti emissivi per i COV e le prescrizioni per le cabine di verniciatura variano per Regione e per tipologia di verniciatura (metalli, legno, plastica, vetroresina). I dati riportati si basano sull’Allegato 33 della Lombardia (DDS 8213/2009, ora DDUO 7082/2024) e sulla UNI EN 16985:2019. Verificare le prescrizioni della propria area.

Approfondisci: Cap. 15 — Normative Regionali (secureair.it/wiki-aria-industriale/normative-regionali/)

Cosa NON fare: il decalogo degli errori (visti davvero in cabina)

Chiudiamo con un po’ di leggerezza — ma solo nella forma. Dieci errori classici nella verniciatura industriale: se vi riconoscete in qualcuno, siete in buona compagnia. L’importante è rimediare.

  1. “È solo un ritocco”, con la ventilazione spenta. L’interblocco pistola-ventilazione esiste esattamente per questo: due passate di spray in aria ferma bastano a superare localmente i limiti di esposizione e ad accumulare solventi. Se l’interblocco è stato bypassato “per comodità”, non è un trucco furbo: è la disattivazione di un dispositivo di sicurezza.
  2. La cabina usata come magazzino. Bancali, scatole e pezzi stoccati dentro la cabina deformano il flusso d’aria e creano zone morte dove i vapori ristagnano. La cabina è una macchina con un campo di velocità progettato, non un locale sfitto.
  3. La mascherina di carta con i poliuretanici. Con gli isocianati (TLV 0,005 mg/m³, sensibilizzanti) la FFP2 non basta: la EN 16985 richiede RPD ad adduzione d’aria per l’applicazione manuale, anche in cabina ventilata. L’asma da isocianati è irreversibile e può scattare a esposizioni minime.
  4. “È all’acqua, quindi niente rischi”. Le vernici all’acqua contengono comunque co-solventi e, nei bicomponenti, gli isocianati restano. La scheda di sicurezza si legge sempre — la parola “acqua” in etichetta non è una valutazione del rischio.
  5. I filtri paint-stop “eterni”. Il filtro incrostato fa crollare la velocità in cabina (overspray che torna sull’operatore e sul pezzo appena verniciato) ed è un pacco di materiale combustibile impregnato di vernice secca. Si sostituiscono a calendario o a perdita di carico, non “quando non si vede più attraverso”.
  6. Lo stirene captato dall’alto. Densità di vapore 3,6: va verso il basso. La cappa a soffitto sopra la laminazione vetroresina aspira aria pulita mentre i vapori si stratificano alle caviglie. Captazione dal basso o push-pull (sez. 7.6).
  7. Il faretto da cantiere in Zona 2. Lampade, prolunghe e attrezzi non ATEX portati in cabina “solo per un attimo” sono fonti di innesco in un volume dove i solventi sono calcolati in %LEL. In zona classificata entrano solo apparecchiature di categoria adeguata (sez. 7.4).
  8. Aprire le porte prima del tempo di spurgo. A fine spruzzatura la concentrazione di solventi in cabina è al massimo: la ventilazione deve completare il tempo di spurgo (appendice I della EN 16985) prima di spegnere e aprire. I secondi risparmiati finiscono dritti nel reparto.
  9. I carboni attivi a saturazione silenziosa. Il carbone saturo non dà segnali visibili: l’aria passa, i COV pure. Prima sentono gli odori i vicini dell’azienda che il gestore. Sostituzione a programma (o monitoraggio), non a lamentela.
  10. I condotti mai ispezionati. L’overspray sfuggito ai filtri si deposita e polimerizza nei condotti: strato dopo strato diventa un rivestimento combustibile che aspetta una scintilla. Ispezione e pulizia periodica della rete fanno parte della manutenzione (cfr. Cap. 12).

Attenzione

La morale: in verniciatura quasi ogni errore ha due facce: quella igienica (COV e isocianati che finiscono nelle vie respiratorie) e quella di sicurezza (solventi e depositi che aspettano un innesco). È il capitolo dove la qualità dell’aria e la prevenzione incendi sono letteralmente la stessa pratica.

Domande frequenti

Quale velocità dell’aria serve in una cabina di verniciatura?

Dipende dal tipo di cabina. Secondo la UNI EN 16985: cabina chiusa ventilata verticalmente: minimo 0,30 m/s in media (0,25 m/s puntuale); cabina chiusa ventilata orizzontalmente: minimo 0,50 m/s (0,40 puntuale); cabina aperta: 0,40-0,50 m/s alle aperture. Questi valori si riferiscono alla cabina vuota e devono essere verificati con anemometro.

Come si calcola se la cabina è in Zona 1 o Zona 2?

Si calcola la concentrazione media di solventi con la formula C = (Ṁ × k₁ × k₂ × k₃) / Q e la si confronta con il LEL del solvente (40 g/m³ se non noto). Se %LEL ≤ 25%, la cabina è Zona 2; se tra 25% e 50%, è Zona 1. Il calcolo completo è nell’Appendice C della EN 16985.

Per i ritocchi a pennello o rullo serve comunque l’aspirazione?

Sì. Pennello e rullo eliminano l’overspray ma non l’evaporazione dei solventi (e degli isocianati, nei bicomponente): l’esposizione a COV c’è, e spesso avviene fuori cabina con il viso vicino al pezzo. La soluzione tipica è un depuratore mobile a carboni attivi con braccio posizionato sulla zona di applicazione, che lavora in ricircolo senza necessità di camino. L’attività va comunque censita nel DVR.

Le colle e i sigillanti richiedono l’aspirazione come le vernici?

Sì, quando contengono solventi o componenti reattivi: le colle a contatto emettono COV come una verniciatura, i poliuretanici contengono isocianati anche in cartuccia, gli epossidici sono sensibilizzanti. La captazione tipica è un braccio da banco o un depuratore mobile a carboni attivi posizionato sul punto di applicazione. Verificare sempre la scheda di sicurezza del prodotto.

Posso verniciare senza cabina, con una parete aspirante?

Per ritocchi e piccole verniciature, una parete aspirante o mini cabina può essere sufficiente, a patto che garantisca le velocità d’aria richieste e la classificazione ATEX appropriata. Per la verniciatura a spruzzo in produzione, la EN 16985 richiede una cabina conforme. L’autorizzazione alle emissioni è comunque necessaria se l’aria è espulsa all’esterno. E attenzione: fuori cabina la classificazione delle eventuali zone ATEX spetta al datore di lavoro, non al fornitore dell’aspirazione (v. sez. 7.4.1).

Normative tecniche di riferimento

Le principali norme citate o rilevanti per i temi trattati in questo capitolo.

Codice Titolo Anno Rilevanza
UNI EN 16985 Cabine di verniciatura per rivestimenti organici – Requisiti sicurezza 2019 Fondamentale
D.Lgs. 152/06 Parte V Emissioni in atmosfera – COV 2006 Sez. 7.7
DDS 8213/2009 All. 33 (ora DDUO 7082/2024) Verniciatura plastica/vetroresina – Allegato tecnico Art. 272 2009/2024 Sez. 7.7
Dir. 2014/34/UE ATEX “prodotti” – Apparecchiature zone esplosive 2014 Sez. 7.4
EN 50176 Attrezzature di rivestimento elettrostatico a spruzzo di liquidi infiammabili 2009 Sez. 7.2
D.Lgs. 81/08 Tit. IX Protezione agenti chimici – Isocianati, COV 2008 Sez. 7.1
D.Lgs. 81/08 Tit. XI Protezione da atmosfere esplosive – Classificazione zone a carico del datore di lavoro 2008 Sez. 7.4.1
Dir. 1999/92/CE ATEX “luoghi di lavoro” – Prescrizioni minime di sicurezza 1999 Sez. 7.4.1
CEI EN IEC 60079-10-1 Atmosfere esplosive – Classificazione dei luoghi per gas e vapori 2021 Sez. 7.4.1
CEI EN 60079-10-2 Atmosfere esplosive – Classificazione dei luoghi per polveri combustibili 2016 Sez. 7.4.1
UNI EN 1127-1 Atmosfere esplosive – Prevenzione e protezione contro l’esplosione: concetti fondamentali 2019 Richiamata dalla EN 16985

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